~ alla ricerca di un'anti-Tesi dell'Angelo Crudele ~

    Ever drifting down the stream --
    Lingering in the golden gleam --
    Life, what is it but a dream?






    Toutes les grandes personnes
          ont d'abord été des enfants.





I'm thinking of aurochs and angels,
    the secret of durable pigments,
prophetic sonnets, the refuge of art.





    L'histoire est déjà là, inévitable,
        celle d’un amour aveuglant,
    toujours à venir, jamais oublié.





  Comme la vague irrésolue...
    l'amour physique est sans issue.





  This sad bouquet of forget-me-nots
        is growing scars and dots...




            J'y gagne, dit le renard,
        à cause de la couleur du blé...




          Mais si elle l'aimait,
              elle n'était libre de rien.





Shito no Sekaiya Atelier •       ~ since 11/2003


" omise ha aitemasu, douzo otachiyori kudasai... "

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giovedì, 20 settembre 2007

Magokoro wo...
(...kimiTACHI ni)

Alcune cose cambiano. Altre sembrano restare sempre uguali.
Il tempo esteriore si direbbe scorrere comunque e a senso unico.
Il tempo interiore si prodiga in curiose bizzarrie.

Esseri asincroni calati in un mondo di fenomeni sincroni.
Direi che il problema sta proprio in questo spazio di fase.

Non ho mai veramente scritto di Shinseiki Evangelion, anche se forse aprendo un mio spazio di scrittura, e trattandosi appunto di me, forse sarebbe stata la cosa più banalmente preventivata da un ideale lettore che mi conoscesse.

Lo faccio ora per la prima volta, mentre in patria (la loro) è nei cinema il primo dei quattro previsti lungometraggi di Wevangeliwon, la ricostruzione di Evangelion. Si intitola You are (not) alone. Come al solito, non faccio recensioni, ma prendendo spunto dalla narrativa mi prodigo in riflessioni di ampia gamma. Perdonatemi.

Ma davvero, dedico con tutto il cuore questo articolo a tutti coloro che saranno in grado di intenderlo, ma davvero.

*   *   *

"It's only love..."

( ~refrain~ )

E dunque così, così dunque, siamo ancora tutti in attesa. Di cosa, dite? Della risposta.

Anno Hideaki, forse il più schiettamente intellettuale del gruppo di otaku di prima generazione che si riunirono nella Gainax, è ancora in difetto di una risposta. Almeno nei confronti del suo pubblico.

"Può un bambino riuscire a crescere senza rinunciare all'idealismo infantile?"

ovvero:

"Può Apollo scendere a patti con Dioniso?"

E' banale, ma non è banale. Yamaga Hiroyuki, che la domanda se la pose in maniera mirabile con Honneamise no Tsubasa, ci ha risposto mirabilmente con Abenobashi MahoShoutengai. Nel finale, realizzando le lacrime della bimba amata (e la loro natura), Sasshi rigetta la sua stessa infanzia. Cessa volontariamente di essere un bambino, e uccide quell'idealismo -anche e innanzitutto sentimentale- dentro di sé. Amore infantile, fine. Amore adulto, inizio. Tipo così. "Alla fine, per le persone quel che più conta è restare in forma!".

Okada Toshio, beh, forse fu il primo a rispondere. Con l'abbandono, ovvero con l'eternità del tema tramite la sua metasoggettivazione. Come lo capisco. E così si diede alla sociologia del caso, che verrebbe da chiamarlo Okada-hakase. Chissà se riderebbe. Io dico di sì. Insomma "otakuzoku no kenkyuu" fu la sua risposta, il che significa un escamottage simile a quello di Kierkegaard, che era bravo a parlare dei tre stadi evolutivi della psiche (maschile), ma alla fine lui il secondo l'aveva saltato per nascondersi nel terzo, eternizzando così il primo. C'è un po' di puzza di inganno, no?

E la risposta di Anno? Ah, lui ha già provato a rispondere un sacco di volte. L'ultimo tentativo fu un gran fallimento, e mi riferisco chiaramente a Eva, il deforme ma fulgido frutto di quei famosi 'quattro anni di depressione clinica' che hanno riempito per una decade abbondante le pagine patinate della finta-critica-impegnata-finta-esperta ricca come sempre di banalità.

In effetti la domanda, posta per assurdo, era la famosa Tesi dell'Angelo Crudele. Anno disse esplicitamente: "Può un ragazzo che è cresciuto amando gli anime arrivare a venticinque anni ed amarli ancora?", ma questa non è che la parafrasi della suddetta Tesi. La Tesi dunque sembrerebbe rispondere di no di per sé, ma non si pensi che rappresenti davvero una risposta, no, quello è il punto di partenza, il presupposto teorico del problema in analisi. Quindi ancora:

"Può un bambino riuscire a crescere senza rinunciare all'idealismo infantile?"

ovvero:

"Si può crescere sfuggendo alla Tesi dell'Angelo Crudele?"

ovvero:

"Esiste una anti-Tesi dell'Angelo Crudele?"

Stiamo sempre lì.

Il cammino psicoanalitico di Shinji, che nel Progetto per la Stumentalità dell'Uomo [Progetto per la Complementarità dell’Umanità] (televisivo) sembra pergiungere a una vittoriosa interiorizzazione consapevole della moltitudine discomunicativa (Congratulazioni! -> Vi Ringrazio! -> Amen), nella realtà ha più che fallito. Quel tentativo di risposta si dimostrò, si palesò indi drammaticamente fallimentare. Perché col cavolo che le cose si sono pacificamente appianate, tutto il contrario. Al contrario Anno raccolse incomprensione e odio proprio dei veri riceventi ideali del messaggio stesso, l'incomprensione e l'odio degli otaku stessi, di seconda generazione.

Il primo caso di discomunicazione generazionale interna all'otakuzoku.

Alla Gainax erano tutti otaku sfollati della prima generazione. Parliamo di una generazione di otaku che non avevano un mercato squisitamente dedicatogli, che non avevano neppure un mercato dell'home-video (incominciava allora), ovvero parliamo di un primo otakuzoku che 'studiava' gli oggetti della propria passione tra gli spiragli specialistici del mondo generalista e massimalista. Letteratura di fantascienza. Cinema mondiale, serie televisive animate e live-action, da conservarsi su videocassette registrate amatorialmente. La Blue Water di questa generazione sono delle videocassette con le etichette scritte a mano.

Gli otaku di questa generazione in genere sono stati (per usare la terminologia della teorizzazione di Okada), otaku 'forti'. In un modo o nell'altro sono tutti pergiunti a un modus di sfogo creativo del loro essere. Una doujinshi. Un garage kit full-scratch. Persino un anime amatoriale, se il circolo si chiama Daicon Animation. Ed ecco qui come nacque la Gainax, passano al lato professionale, perché l'alternativa per i membri quella generazione di otakuzoku non era neppure divenire un hikikomori, no, ancora non ce lo si sarebbe potuto (psicologicamente) permettere. Quindi fan turned pro, avete presente? Io ho presente. Ecco come si passa da Daicon a Gainax, la cui epoca si apre proprio con la magnifica domanda di Yamaga sulle Ali di Honneamise. Il sogno del volo è realizzato nel puro ideale giovanile o nello sporco compromesso della vita adulta? Il sesso è l’idealità del sentimento giovanile, sino eventualmente a uno stupro, oppure il vile compromesso di una vita adulta a cui ci si è abbandonati?

L'erotofobia adolescenziale, quella della fase anale e voyeuristica, quando si idealizza la femmina (ma fanno davvero la pipì e la pupù, quelle creature delicate?) al punto di non poter immaginare il suo viso deformato nell'orgasmo, è chiaramente un altro punto chiave dell’analisi.

NON-CI-SI-VUOLE-ABBANDONARE-ALLA-VITA

Tutto questo era perfettamente, amaramente raccolto e consegnato ai posteri in quell'Otaku no Video che alla fine ritraeva gli otaku (di prima generazione) come persone in feroce lotta contro il flusso del tempo, della crescita, della vita stessa. Ma a pensarci, anzi a ripensarci, anche Top wo Nerae! non è che una (conflittuale) lotta contro lo scorrere del tempo; chi resta nello spazio, nella fantascienza e nel sogno resta ragazza, chi vive un vero amore sulla terra invecchia. Chi ha vinto, quando la ragazzina si sente solo deprivata del suo tempo, di un’età non vissuta di amici e cari che l’hanno ‘lasciata indietro’ nella vita? In Top wo Nerae! Una risposta non sembra esserci, insomma, anzi il titolo (e il contenuto) dell’ultimo episodio sembra piuttosto eternizzare la domanda. Lo stesso è con Otaku no Video: i due protagonisti, ormai vecchi e invecchiati, rientrano in una ChojikuuYosai Macross che sembra un residuato di un futuro passato (stile New Nautilus?), ma liberatisi infine degli scafandri si ritrovano giovani, sul ponte di comando ritrovano tutti gli amici di gioventù, e partono in una morte di fantasia decollando proprio nella fatidica data dell'esplosione lunare di Space: 1999, quella che poi sarebbe diventata guarda caso la data del Second Impact. La tragedia diviene così favola ideale del sentimento giovanile, ancora una volta eternizzato nello spazio. Ancora nessuna risposta.

E così, finché vivono, gridano gli otaku: "vita per la vita, no! Noi vogliamo trovare una ragione per vivere!"

Disgraziatamente, la ragione non c'è e la ragione non sembra che puntare all'autoestinzione, ovvero la morte stessa.

Dunque, non resta che accettare che 'tutto scorre con la corrente'?

Come diceva Yui?

E' esattamente quello che Gendou non riuscì a fare, e poi sappiamo che fine fece, sbranato (letteralmente) dalla moglie (gwo!).

Proprio così, avete capito bene. Siamo arrivati al finale cinematografico di Eva. Una nuova discomunicazione, anzi l'apoteosi della discomunicazione. La componente di sfregio verso l’otakuzoku stesso (che, si badi, è solo una componente) presente in quel finale ne è a sua volta fortemente simbolica. Discomunicazione generazionale interna all’otakuzoku, vedete? E del resto, sul telone, la discomunicazione tra Shinji e Asuka (che è una femmina mascolina, per solitudine infantile, come dimostra la sua stessa erotofobia adolescenziale, da cui pure cerca di fuggire, come la femmina che è) ben rappresenta la discomunicazione di Anno-Shinji e Asuka-pubblico.

E il finale, allora, che ci dice?

"Che schifo."

Celebre è la nascita di quella battuta, spesso riportata in forma aneddotica. Non farò eccezione. Ebbene il copione originale del film per la battuta conclusiva recitava: "Non mi lascerò mai uccidere da uno come te!". Che era già abbastanza pregno, direi, per una che aveva poco prima accettato lo strangolamento con la carezza al carnefice, come fosse la vittima volontaria del cannibale, ma alle lacrime di lui no, allora è repulsa e rifiuto.

Ma Miyamuu proprio non ci riusciva, a tirare fuori la battuta nel modo in cui Anno la sentiva nel suo animo. Pare che in sala di registrazione le abbiano tentate tutte. Miyamuu e la Ogata provarono anche a assumere la vera postura della scena, ma niente, anche a strangolarla per davvero la voce di Asuka non veniva fuori nel tono giusto. Viene in mente l'idea di una masturbazione difficile.

Allora Anno disse, "Miyamura, lascia perdere. Facciamo così. Adesso io ti racconto una situazione in cui tu ti dovrai immaginare, e alla fine pronuncerai le parole che pronunceresti in quella situazione, ok? Allora, immagina: sei nella tua stanza addormentata e nuda, e a un certo punto entra un maniaco. Sei in suo potere, lui potrebbe violentarti a suo piacimento in qualsiasi momento, ma invece si ferma dinanzi a te e si masturba. Tu che dici?"

Lei disse:

"Che schifo."

E lo disse in quel tono, con quel "Kimochi warui..." che tutti abbiamo ascoltato. Il disgusto che supera tutto, che trabocca, sopra alla pietà, sopra all'affezione, sopra anche all'abbandono della morte.

Oh, a pensarci non era quello che capitò in quella sala d'ospedale, quando Shinji si masturbò dinanzi al corpo nudo di Asuka in stato catatonico? Certo lui avrebbe potuto abusarne in ogni modo, certo lei non avrebbe avuto neppure a commentare, come non commentò il seme di lui raccolto nella di lui mano, e si noti e si badi bene, lui non avrebbe potuto sporcarla in alcun modo, indi tutto finisce nella mano.

E così, nel finale, Asuka bagnata invece dalle lacrime di lui dice solo "che schifo", esprimendo l’estrema repulsione femminile (giovanile) per l’inettitudine maschile, una repulsione che non può coesistere con la pietà femminile (materna), e vince persino l’abbandono femminile (di tutte le età). Ovvero cosa abbiamo? Un'innamorata ancora infantile che non può accettare l'erotofobia infantile del suo amante ancora infantile, perché lì è riassunto tutta l’inettitudine dell’otaku che non può riuscire a crescere, che è inutile, come invece Yamaga-Sasshi riuscì a capire e a superare (ma fu magia?).

Direi che è la migliore iconoclastia della discomunicazione psicosessuale, con una crescita (maschile) che rifiuta sé stessa e un'altra (femminile) che, pure se a sua volta soltanto in nuce, non può che schifarla e rifiutarla.

Ecco dunque che Anno era tornato nel baratro con tutti e due i piedi, e tutta la sua conoscenza. Chi ama il teatro dell'assurdo potrebbe sorridere, se tutto non fosse così acremente drammatico. E intanto la figura materna è crocefissa in mille modi, eh! Yui vaga a foggia di crocefisso nello spazio (sempre quello), la croce di Misato è crocefissa al legno. Avanti così.

Dunque come si vede Anno era a questo punto ancora e più che mai in debito di una risposta.

Ma dopo quell'ultima fase di negazione, abbiamo avuto divertissement professionali, che poi significa ancora vita da otaku, no? Portare al cinema il libro dell'autore che ti piace tanto, ad esempio. O trarre una seria animata da un manga per ragazze che ti ha sempre colpito. Poi un altro film live che è un po’ meta-auto-biografico. Oppure dopo ancora fare il live del vecchio manga che ti piaceva tanto. Più che continuare la ricerca, sembra che Anno dopo quella tremenda negazione abbia iniziato a guardare a sé stesso ma senza più la pretesa e l’intento di trovare una risposta, nell'accettazione amara, anche intellettuale della propria condizione, ma sempre senza speranza. Anche in maniera un po’ abulica, forse, tra fuga e interesse spaventato. Un po’ sempre Shinji, insomma.

Ma nel frattempo, un matrimonio.

E ora, dopo quel matrimonio, quando sono ormai passati esattamente dieci anni da quel finale cinematografico di Evangelion, da quella ricaduta nel baratro, Anno ritorna al cinema animato, e ci ritorna con Eva.

Per proporre finalmente una nuova risposta? Oppure per mero interesse economico e commerciale?

Lui ci dice che tutto è cambiato.

Prima ancora del debutto del film, scrive una breve dichiarazione di intenti, in cui dichiara di volersi volgere al futuro, lasciandosi alle spalle il passato. Insomma che Anno Hideaki si sia adeguato all'infame Tesi dell'Angelo Crudele, e che questo nuovo Eva cinematografico sia 'solo' un prodotto commerciale, fatto per fare bel cinema animato sì, ma senza coinvolgimento psicointellettuale? Un Eva che il regista stesso abbia girato dalla distanza piuttosto che nelle viscere, insomma?

Per realizzare questo nuovo Eva, Anno ha fondato persino una nuovo studio di animazione, si chiama Khara. Non più Gainax, dunque, ma Khara. Anche questo viene dichiarato insieme con quegli stessi intenti. Ma poi lo staff dal caso raccoglie praticamente tutto quello che fu, e allora ancora ci si chiede: questo passo avanti di Anno viene compiuto portandosi dietro un intero gruppo di otaku rinunciatari, oppure è solo formale e non contenutistico, ovvero è fasullo?

Io aspetto ancora la risposta di Anno. Cerco ancora un'anti-Tesi dell'Angelo Crudele.

Indi, visto che il film non posso ancora vederlo, sono per logica partito dal suo tema canoro. Del resto anche per l'originale Eva, il punto di partenza era proprio la canzone, no? Zankoku no Tenshi no These. Era proprio questo il punto di partenza, la vera domanda anche se mancava il punto interrogativo. E le immagini riassumevano sin da principio tutta la serie, finale (televisivo) incluso.

E che dire? Questa volta la canzone, che è una canzone non di apertura ma di chiusura, guarda caso e guarda cinema, ci offre una risposta più che una domanda.

La canzone sembra essere quella di un'innamorata più matura del suo ragazzo, che in un amore quasi materno ama il ragazzo anche nel suo essere infantile, nel suo essere inetto e inconcludente, nel suo essere ‘inconscio della sua bellezza’. Il ritornello ripete spesso proprio "Beautiful Boy...", la canzone si intitola Beautiful World, il tutto porta la firma di Utada Hikaru, ed è una canzone molto 'beautiful'. Anche molto ottimistica, o almeno positivista, direi. La parole dicono essenzialmente:

"E’ solo amor… Se avessi un solo desiderio da realizzare vorrei dormire accanto a te, qualsiasi posto andrebbe bene. Splendido mondo. Ti guardo senza incertezze, splendido ragazzo, ancora non conosci la tua bellezza? Sia addormentato che sveglio non fai che leggere manga per ragazzi e sognare. Non ti piaci? Non sapendo cosa desideri, desideri e basta, e tiepide lacrime ti rigano le guance. Cose da dire non ce ne sono, vorrei solo incontrarti ancora, forse non hai forza di volontà, ma va bene così. Provando a fare qualsiasi cosa, anche venendo sconfitti, ne viene sempre un po’ di esperienza. Se avessi un incontro da fare prima che il mio mondo svanisse vorrei dormire accanto a te, qualsiasi posto sarebbe perfetto. Splendido mondo, splendido ragazzo, è solo amor…"

Insomma, un amore sentimentale che è sporcato di amore materno da parte di lei?

Cioè, non importa se sei un inetto, vogliamoci bene e l’amore della mamma, l’accettazione incondizionata della mamma risolve tutto?

Ovvero, una donna più matura di uno Shinji che riesce ad amare anche quell’inetto, ignavo Shinji.

QUELLO CHE ASUKA NON RIUSCIVA A FARE?

Può essere dunque questa la risposta che Anno Hideaki ha trovato, chissà, nel matrimonio? Farsi amare, lui l'otaku eterno bambino, da una amante materna?

Beh, dai trailer che ho visto, il personaggio di Rei, da sempre il vessillo di maternità negletta, è molto più vicino a Shinji di quanto non fosse nella serie animata originale. Forse più simile alla sua versione resane da Sadamoto Yoshiyuki nel manga. Più significativo, se fosse possibile, sin da principio. Dunque anche questo sembra confermarmi la sensazione datami dal testo della canzone.

E torna dunque il dualismo:

Asuka, ancora assente in questo primo-di-quattro film, è l'amore femminile giovanile; Asuka è la ragazza, ancora preda di idealità pre-menarcali, ovvero androgine. Idealmente, Asuka sarebbe la purezza femminile da idolatrare e con cui l'otaku non riesce a rapportarsi realmente. Asuka vuole un uomo che sia uomo per lei, infatti si sente scioccamente attratta da Kaji Ryouji (che rappresenta l’esperienza di colui che è dovuto crescere in base alle sue esperienze, si veda il rapporto con Misato e soprattutto il celebre dialogo di fronte ai cocomeri –e a Zeruel– nell’episodio 19, intitolato non a caso: Battaglia da Uomo e Introiezione, e si diceva di quella psicanalitica). Asuka ha in sé solo amore femminile giovanile e quindi androgino e quindi pressoché mascolino (sclerotizzato dalla latenza affettiva infantile, ovvero solitudine psicologica), quindi non può amare come una madre, volendo ancora essere amata come una figlia. L’amore di una figlia piccola è come l’amore maschile, è CONDIZIONATO. La figlia innamorata idolatra il padre e non sconta niente al suo idolo, anzi crescendo lo giudica, lo pungola, lo sprona perché lo vuole al suo livello, anzi ancora più in alto, e mai vorrebbe doversene emancipare (e quando l’emancipazione emotiva inesorabilmente giunge, è dolorosa). Questa è la psiche ferita di Asuka, dissimulata dietro la sua macchiettistica aggressività. Forse quella di Asuka è una delle caratterizzazioni psicologiche più belle, vere e profonde non di tutta la serie, non di tutta l’animazione giapponese, ma della narrativa mondiale in senso lato. E dicevamo in summa che l'amore di Asuka è dunque CONDIZIONATO al valore e all’azione del maschio.

Rei, al contrario, vessillo di Yui, è la ragazza-madre. Solo che ancora non lo sa, perché il suo animo è stato come ‘riazzerato’ e così lei deve 'riscoprire' i suoi sentimenti. Nel ritrovare i suoi sentimenti, Rei finirà per amare Shinji di un amore femminile maturo, materno. A pensarci, questo genere di amore era proprio quello di Yui per Gendou, quando lo chiama "una persona tanto carina, solo che nessuno lo sa". Perché l’amore femminile maturo, di accettazione INCONDIZIANATA dell’amato, è esattamente l’amore materno. "La mamma ti ama comunque, anche se fai il cattivo, la mamma ti ama perché tu esisti e sei tu". E’ l’amore che da sicurezza. L’amore maschile/paterno è invece generalmente condizionato al rispetto da parte del figlio del sistema valori che il padre traccia per lui, educazionalmente. E se ci pensate, è significativo il fatto che non appena Rei si capacita infine del suo vero animo, faccia nell’ordine: A) piange, B) desiderare di ‘unirsi’ all’amato Shinji, C) suicidarsi per proteggerlo. Rivedendo, in ultimo, il volto del padre.

Se pensiamo a un simile tipo di amore, un amore così dolcemente consolatorio, viene davvero in mente il titolo stesso di questo film: You are (not) alone. Tutto è nelle parentesi. Saresti solo, ma non lo sei, perché dietro a quella solitudine c’è l’amore di una donna-madre a darti sicurezza esistenziale.

Dunque la violenta, ineluttabile discomunicazione tra i due giovani Shinji e Asuka sembra nella canzone e nel titolo e nei motivi di questo nuovo Eva volersi risolvere nell’affetto sentimentale di una donna adulta già in grado di poter amare il marito come un figlio? Ovvero la soluzione sarebbe l’amore muliebre?

Beh, io ancora non so quale sarà la risposta finale di Anno Hideaki, e se mai ci sarà. Ci sono ancora quattro film da vedere, quattro film per una sola risposta, se verrà. E nel secondo dovrebbe comparire un nuovo personaggio femminile, una nuova compagna di classe di Shinji. Pronostico che sarà forse una ragazza dolce ma energica, intelligente e vitale (sul genere di una Yui all'età di Shinji?). Pronostico che lei e Shinji si innamoreranno. Di nuovo "It's only love"...?

Quello che so è che un amore così, così passivo, a me non basta. E' solo abbandono e sconfitta. E’ tradimento e fuga. Quante volte ce l’hai detto, Hideaki, che non si deve fuggire (nigecha dame da!) di fronte alla repulsione del bambino (yaaa~na kanji!). Nossignore, questa ‘crescita fasulla’ nell’abbandono del tempo io non l’accetto. Anche se Yui diceva che ‘tutto scorre con la corrente’, a me non va bene. Allora piuttosto farei come Gendou, ma senza pentimento, e morirei gridando: "mia materna amata, vieni qui e sbrana le mie carni". La sua sconfitta sarebbe la mia vittoria sul mondo e sulla vita.

Del resto anch'io non sono (mai stato) portato per piacere al mio prossimo, ma sono (da sempre) abituato a essere detestato.

Chissà, forse alla fine è proprio il buon Fuyutsuki il vecchio otaku della serie. Intellettuale, filosofo, e anche rimasto per sempre celibe, per sempre attaccato al suo amore irrealizzato per Yui, così più giovane di lui, che lui adorava e amava come un idolo prezioso, una creatura fragile di cui prendersi cura. E almeno lui, nella morte, sembrava essere davvero in pace. Chissà.

Ebbene chi vivrà, vedrà. Direi nel vero senso delle parole, in questo caso. In mezzo a quelle due, forse qualcuno magari capirà. Forse.

 

- Speculato da Juste aka Shito il 20/09/2007 18:53 | permalink | commenti (17)


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